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Il retail cresce o muore? Dipende a chi lo chiedi

Due fonti, due popolazioni, due fotografie opposte dello stesso settore: cosa dicono davvero i numeri di Confimprese e Confcommercio sul retail italiano.

Via dello shopping italiana con negozi in un centro storico

Se chiedi a Confimprese come sta il retail italiano, la risposta è: cresce. Se chiedi a Confcommercio, la risposta è: si svuota. Nello stesso 2026, sullo stesso settore, due associazioni pubblicano numeri opposti e hanno ragione entrambe, perché fotografano due popolazioni diverse di negozi.

Confimprese, che rappresenta catene organizzate e franchising, nel comunicato del 02/07/2026 (Osservatorio Confimprese-JAKALA) annuncia 5.963 nuove aperture previste entro la fine del 2026 e vendite a maggio 2026 a +3,7%. Confcommercio, nel report Ufficio Studi “Città e demografia d’impresa” del 12/03/2026, conta 156.000 attività di commercio al dettaglio e ambulante scomparse fra il 2012 e il 2025 in 122 città, con la desertificazione che nel 2025 accelera a -3,1% l’anno contro il 2,2% delle analisi precedenti dell’Osservatorio. Tu, se hai da 2 a 15 punti vendita, non sei dentro nessuna delle due fotografie: sei troppo grande per essere il negozio indipendente che chiude e troppo piccolo per i piani di sviluppo delle catene.

Su cosa è calcolato

Confimprese misura le vendite dei retailer aderenti e le nuove aperture previste dei retailer che aderiscono alla sua rete, cioè catene organizzate e franchising: il dato del 02/07/2026 (Osservatorio Confimprese-JAKALA) è costruito su questa base e non comprende il commercio indipendente.

Confcommercio misura lo stock di attività di commercio al dettaglio e ambulante registrate in 122 città (107 capoluoghi di provincia e 15 comuni non capoluogo fra i più popolosi), confrontando il 2012 con il 2025: il dato del 12/03/2026 (Ufficio Studi, “Città e demografia d’impresa”) è un conteggio di quante attività esistono in un punto nel tempo rispetto a un altro, non una misura di vendite o di redditività.

Due unità di misura diverse, sullo stesso settore, con due campioni che si sovrappongono poco: da qui nascono le due fotografie opposte.

Cosa dice chi apre

Il comunicato Confimprese del 02/07/2026 (Osservatorio Confimprese-JAKALA) parla di 5.963 nuove aperture previste entro il 2026 e oltre 35.000 addetti coinvolti. Il primo quadrimestre 2026 aveva chiuso a -0,5%, ma maggio 2026 segna +3,7%, con differenze nette per canale: centri commerciali +5,2%, prossimità +3,9%, high street +0,8%. Per categoria, abbigliamento e accessori guidano a +6,2%, la ristorazione segue a +4,5%, mentre il resto del retail è a -0,4%.

Le aperture previste per settore si concentrano su altro retail (2.892), ristorazione (1.718) e abbigliamento-accessori (1.353). L’85% dei retailer censiti da Confimprese conferma o aumenta le aperture all’estero, e il fatturato atteso per il 2026 dell’intero perimetro è a +0,5%. È la fotografia di chi ha piani di sviluppo, capitale per aprire e un modello che si replica.

Cosa dice chi chiude

Il report Confcommercio Ufficio Studi del 12/03/2026 (“Città e demografia d’impresa”) conta 156.000 attività di commercio al dettaglio e ambulante scomparse fra il 2012 e il 2025 in 122 città, più di una su quattro. Il calo non è lineare: nel 2025 la velocità è salita a -3,1% l’anno, contro il 2,2% delle analisi precedenti dell’Osservatorio (cifre riportate da Sky TG24 il 12/03/2026 sulla presentazione del rapporto: sulla pagina primaria di Confcommercio non compaiono), e colpisce i centri storici più delle periferie. Nello stesso periodo alloggi e ristorazione hanno guadagnato circa 19.000 attività (cifra riportata da Sky TG24 il 12/03/2026): non è tutto il commercio che arretra, è il commercio al dettaglio tradizionale.

Le città che hanno perso di più, secondo lo stesso report: Agrigento -37,5%, Ancona -35,9%, Belluno -35,8%, Pesaro e Vercelli -34,9%, Trieste -34,1%. È la fotografia di chi non ha una rete dietro, non ha un piano di sviluppo e regge da solo l’urto della domanda che cambia canale.

Perché non si contraddicono

Confimprese fotografa i piani di crescita di chi ha già una struttura per crescere: catene, franchising, capitale, un format replicabile. Confcommercio fotografa quanti negozi indipendenti restano aperti in 122 città, anno dopo anno. Sono due popolazioni quasi disgiunte. Le catene prevedono 5.963 aperture nel solo 2026, mentre il tessuto delle attività indipendenti ha perso 156.000 unità in tredici anni (Confcommercio, 12/03/2026).000 unità in tredici anni (Confcommercio, 12/03/2026). Il settore “retail” nel suo complesso non cresce né muore: è due settori con una parola sola.

Le reti da 2 a 15 punti vendita non compaiono per intero in nessuno dei due dati: sono troppo strutturate per essere il negozio del centro storico che chiude, e troppo piccole per pesare nel perimetro di Confimprese, tarato su catene più grandi. È il gruppo che dovrebbe guardare entrambe le fotografie e non riconoscersi del tutto in nessuna.

Dove non serve

Nessuno dei due dati dice qualcosa sui margini: aprire un negozio non vuol dire che quel negozio guadagni, e chiudere non vuol dire sempre una crisi, può essere una scelta. Nessuno dei due distingue cosa succede dentro le reti piccole, quelle da 2 a 15 negozi: non ci sono numeri pubblici su questa fascia in nessuna delle due fonti. E i due dati non sono confrontabili fra loro in un solo indice: uno misura vendite e aperture previste a perimetro Confimprese, l’altro misura uno stock di attività su un arco di tredici anni. Sommarli o metterli a rapporto produrrebbe un numero senza significato.

La domanda aperta

Se hai fra 2 e 15 punti vendita: in quale delle due fotografie ti riconosci di più, quella di chi apre o quella di chi chiude? E soprattutto, cosa stai misurando oggi nella tua rete per saperlo con un numero tuo, non preso in prestito da una delle due associazioni?

Domande frequenti

Confimprese e Confcommercio misurano la stessa cosa?

No. Confimprese misura vendite dei retailer aderenti e nuove aperture previste delle catene organizzate e del franchising aderenti alla sua rete (comunicato del 02/07/2026, Osservatorio Confimprese-JAKALA). Confcommercio misura lo stock di attività di commercio al dettaglio e ambulante in 122 città, confrontando il 2012 con il 2025 (Ufficio Studi, “Città e demografia d’impresa”, 12/03/2026). Sono unità di misura diverse su campioni diversi.

Il retail italiano sta crescendo o calando?

Dipende da quale parte del retail italiano guardi. Le catene e il franchising censiti da Confimprese crescono, con 5.963 aperture previste entro il 2026 e vendite a +3,7% a maggio 2026. Le attività indipendenti censite da Confcommercio calano, con 156.000 scomparse fra 2012 e 2025 in 122 città e un’accelerazione a -3,1% l’anno nel 2025. Nessuna delle due frasi descrive “il retail italiano” nel suo insieme.

Perché le reti da 2 a 15 negozi non compaiono in questi dati?

Perché entrambe le fonti sono costruite su altri campioni: Confimprese su catene e franchising strutturati, Confcommercio su uno stock di attività per città che non distingue quante fanno parte di una piccola rete. Le reti intermedie restano in una zona senza numero pubblico dedicato.

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