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Passaporto Digitale dei Prodotti: Cosa Sapere Ora

Il Digital Product Passport UE diventa realtà. Per i negozi di moda italiani è un obbligo in arrivo, ma anche un'opportunità per chi si muove prima.

Etichetta di composizione su un capo di abbigliamento in cotone biologico

C'è una nuova sigla che ogni negozio di moda italiano dovrebbe conoscere: DPP, Digital Product Passport. Non è un trend tecnologico. È un regolamento europeo che cambierà il modo in cui i prodotti vengono tracciati, descritti e venduti. E la timeline è più vicina di quanto si pensi.

Cosa Prevede il Regolamento

Il DPP nasce dal regolamento ESPR (Ecodesign for Sustainable Products) dell'Unione Europea. L'idea è semplice nella teoria: ogni prodotto avrà un passaporto digitale — accessibile tramite QR code o NFC — che contiene informazioni su composizione dei materiali, processi produttivi, indicatori ambientali, conformità chimica e tracciabilità della filiera.

Il registro DPP dell'UE è previsto per giugno 2026. Lo studio preparatorio per il settore abbigliamento si conclude nella prima metà dell'anno. L'obbligo vero scatterà a metà 2028, ma le aziende che aspettano l'ultimo momento si troveranno a rincorrere.

Le categorie coinvolte sono ampie: magliette, camicie, maglioni, giacche, pantaloni, abiti, intimo, calze, accessori. Praticamente tutto quello che vende un negozio di abbigliamento.

Perché Riguarda Anche il Negozio, Non Solo il Brand

Il primo pensiero è: "è un problema dei produttori". In parte è vero — saranno i brand a dover generare i passaporti digitali. Ma il negozio è l'ultimo anello della catena, quello dove il cliente scannerizza il QR code e si aspetta informazioni complete.

Un negozio che vende capi senza DPP valido rischia di trovarsi dalla parte sbagliata della compliance. E con la Green Claims Directive, anche le dichiarazioni ambientali in vetrina dovranno essere supportate da prove scientifiche. Quel cartello "100% sostenibile" senza dati a supporto? Potrebbe diventare un rischio legale concreto.

Da Obbligo a Vantaggio

I retailer più attenti stanno già trasformando il DPP in un elemento di vendita. Un cliente che scannerizza il QR e trova la storia completa del capo — da dove viene il cotone, come è stato tinto, quale certificazione ha — vive un'esperienza di trasparenza che costruisce fiducia.

La base per gestire tutto questo è avere dati di prodotto strutturati e accessibili. Chi già utilizza piattaforme che centralizzano le informazioni prodotto nel profilo cliente e nel catalogo digitale parte in vantaggio: l'infrastruttura per collegare dati di prodotto, fornitori e compliance esiste già.

Il DPP non è solo un adempimento burocratico. È un'opportunità per chi vuole dimostrare al cliente che dietro ogni capo c'è una storia verificabile — e che il proprio negozio la conosce.


FAQ

Quando diventa obbligatorio il Digital Product Passport? Il registro UE è previsto per giugno 2026. L'obbligo di conformità per l'abbigliamento scatterà a metà 2028, ma prepararsi ora evita corse dell'ultimo minuto.

Quali prodotti sono coinvolti dal DPP? Praticamente tutti i capi di abbigliamento: magliette, camicie, pantaloni, giacche, abiti, intimo, calze e accessori. Il regolamento copre l'intera filiera del fashion.

Il negozio è responsabile del DPP o solo il brand? Il brand genera il passaporto digitale, ma il negozio deve assicurarsi di vendere prodotti conformi e di rendere accessibili le informazioni al cliente finale tramite QR code o NFC.


Photo by Guerric de Ternay on Unsplash

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